Eraldo Affinati

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Vessilli, delfini, cannonate

   Guido lungo la strada che da Palau conduce a Santa Teresa di Gallura, nella magniloquenza appassionata del tramonto sardo. Parcheggio sotto il faro di Capo Testa. Proseguo a piedi nel paesaggio ancestrale di graniti lavorati dal vento come mandrie di bufali che vorrebbero spingersi verso l'interno per sfuggire alla potenza devastante delle onde che battono sulla scogliera.

   Il mio appuntamento è qui.

   Mi accuccio sullo strapiombo, fra vessilli, delfini e cannonate.

   Non devo aspettare molto.

   Vengono su uno per uno.

   Il frate scalzo dalla barba lunga e quello con gli occhialetti che ha dato la sua vita. Binah sulla spiaggia di Dakar.

   Marco Polo tocca per Yao che tira al volo. Hafiz para.

   Il professor Tricca recita a memoria il Paradiso mentre Raissa gli prepara l'insalata russa.

   I ciclisti scalano il Mont Ventoux.

   Il mio amico giapponese ride di cuore nella chiesa di Santa Maria Novella.

   Il principe s'ingaglioffa.

   Orlando spezza il pane alla tavola dei musulmani.

  Ma quanti sono?

   C'è il gatto sul muricciolo rivolto verso il Mar Morto.

   Clorinda dalle bionde trecce lo scavalca rapida, con le scarpe da ginnastica e la corazza semiaperta sul petto.

    Checco gioca a pallone a Campo de' Fiori.

   Il bambino si affaccia dalla finestra di Arcetri, vicino al mappamondo di Galileo Galilei.

   Il mare sembra quello che si scopre dal balcone di Stignano, se non addirittura la laguna di Torre Marghera in Rue Tiquetonne, a Parigi.

  Dalla roccia giù in fondo spunta il gigante col supplì al telefono.

   Nel brecciolino inciampa Giuseppe Parini.

   Dietro il cantuccio Mami Black allatta il piccolo Vittorio Alfieri.

   Ugo Foscolo studia da bersagliere.

   Mohamed vende il manoscritto rubato di A Silvia alla Stazione Cumana.

   E i disabili? Eccoli, sono venuti da Trezzo sull'Adda fin qui a farmi festa, guidati da Renzo e Lucia.

   Poteva mancare Pinocchio? Figuriamoci. Sta uscendo dal ventre della balena.

   Guarda guarda! Si porta dietro il nano sciancato, Marchionn di gambe avert. Sbaglio o la fatina è diventata Ninetta?

   Chi sta a tirà 'sti serci? Te pareva! Mi' padre. Je va sempre de scherzà!

   Inizio a salutarli.

   Ciao Alfio! Ciao Mena!

   E questo nitrito da dove viene? E' la cavallina storna!

   Quanto sarebbe piaciuta tutta la cerimonia alla signorina Felicita!

   La bambola croata s'è messa con Dino Edison appena sceso dal bastimento proveniente dall'Argentina con l'Eroe dei Due Mondi.

   Salute, ragazzi!

   Ci sono i pattinatori della Villa Kaos, ad Agrigento, e la cagnetta che vuole fare la carriola.

   La bella tranviera di Sant'Andrea a Trieste, sospirando, tiene in braccio il Mosé di Würzburg.

   Ciao Radouane! Dove hai preso quel rottame di mitragliatrice? A Cotici?

   L'antennista di via Bigli resta incantato di fronte a Esterina che sta per tuffarsi.

   Fiocco diventa rosso quando vede Liliana Balducci distesa sul pavimento di via Merulana, a gambe scoperte.

   I cafoni intingono il pane nei bicchieri di vino.

   I due amici procedono spalla a spalla sulla cresta della collina nei Mari del Sud.

   Ci siete anche voi, belle ferraresi? Tutte innamorate di Giorgio Bassani, supplente di storia, vero?

   Le SS giocano a pallone coi deportati del Sonderkommando.

   Zelinda Icci parla con la sua capra.

   E quella donna chi è? La madre di Hermal? Ma sì, sta dicendo "Ghe rivarem a baita" sottobraccio al sergente maggiore che mi fa l'occhiolino: "Ciao, vecio!" Ci ritroveremo a sciare in Paradiso.

   Chiudono la fila Milton, col Bren sulle spalle, e Accattone, con la testa storta, sfiduciato.

   "Dunque, rondini rondini, addio!"

 

(Eraldo Affinati, Peregrin d'amore. Sotto il cielo degli scrittori d'Italia, Mondadori, 2010)

 

 

 

 

 
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